Serena Giust

Digital wordsmith, driven by data.

BTO: welcome blogger, welcome to me!

Se una cosa la desideri davvero, riuscirai ad ottenerla. Sembra una frase scontata, paradossale, ma mi sto convincendo che sia vero. Forse più che il destino o la fiducia conta la tenacia.
Sto preparando la mia tesi sul web marketing turistico e come non imbattermi in BTO, la manifestazione numero uno sull’argomento in Italia. Leggendo il programma ancora mesi fa e’ stato amore a prima vista: gli incontri erano uno più interessante dell’altro, l’imbarazzo della scelta…se non fosse per il prezzo. Eh si perché un evento di formazione e importanza come questo non è certo gratuito e 260€+IVA e’ davvero proibitivo per una studentessa come me…sebbene ci siano tariffe preferenziali per early booking e students non sono pochi…
Ricordo l’incontro con Roberta Milano a PordenoneLegge mi chiese “hai un blog?” E dissi “si ma appena aperto e non lo legge quasi nessuno…” “Ah peccato potevi partecipare per il pass da blogger…”
E così ho fatto. Benché le mie speranze fossero basse sapendo di essere una blogger sconosciuta, ho partecipato comunque, perché credo che nella vita le occasioni non sempre sono casuali, la maggior parte delle volte vanno ricercate: e questa e’ la Volta buona. Sarò Official Blogger per BTO e ne sono davvero onorata! Onorata di poter partecipare alle varie conferenze ed imparare in due giorni molto più che in mille libri, onorata di vedere di persona gente che ho imparato a conoscere grazie a twitter, gente che ce l’ha fatta, gente da cui ho tutto da imparare. Quando ho detto alla mia titolare che non ci sarei stata il prossimo weekend a lavoro e perché, le ho detto anche che mi sentivo un po’ in imbarazzo perché la maggior parte dei blogger erano molto conosciuti e stimati e le sue parole sono state “anche loro erano persone come te prima di diventare Qualcuno” …ed e’ vero… Coglierò quest’occasione per conoscere quanta più gente possibile che condivide le mie passioni e spero che questa sia solo la prima tappa di un lungo viaggio… Grazie ancora per la splendida opportunità.

Le Relazioni in Erasmus

Per caso oggi mi sono imbattuta in questa divertente pagina web…che credo sia davvero un buon ritratto di scenario Erasmiano!

Tutti questi amici dopo un po’ stancano. Ci sono degli ormoni nel corpo di Filippo che pretendono di essere assecondati. Sui rapporti interpersonali le divergenze, ancorché soggettive, non dipendono dal sesso di chi le esprime e i punti di vista si moltiplicano e si dirigono in tutte le direzioni possibili e immaginabili. Si tratta sempre di emozioni e sentimenti che ciascuno vive a suo modo. Ma per l’amore (uso il termine come sinonimo di sesso, non è che ‘sti Erasmus poi si sposino tutti come auspica Eco nell’introduzione) i punti di vista si riducono a due: maschile e femminile.

Facciamo finta di tenere in considerazione quello che pensano i maschi (ebbene sì, anche loro pensano) e facciamo copia e incolla di una dichiarazione spontanea al riguardo, naturalmente di un Filippo alicantino:

Ho letto in un settimanale de El País un’equazione che, non avendo nulla a che fare con la matematica, è perfettamente calzante con il tema, e da quella vorrei iniziare per confermare, o sfatare, miti e leggende. Erasmus=Orgasmus. Ebbene, questa affermazione è assolutamente non vera nella sola misura in cui la si vuole rendere falsa. Chiunque, maschio o femmina, può, volendo, soddisfare ogni sua carenza di tipo sessuale. Ma, come ho detto, questa è solo una possibilità offertagli ed in particolare per fare sesso bisogna volerlo e proprio nella misura in cui si vuole ho conosciuto qui ad Alicante persone che hanno praticato tantissima ovvero normale ovvero pochissima o addirittura nessuna attività sessuale. È solo una questione di volontà. Ma la cosa curiosa scaturisce dal mescolare questa “possibilità” con le profonde libertà, inibitorie e sociali, di cui gode uno studente all’estero. Ci sono casi eccezionali davvero interessanti, sia per un antropologo alle prime armi, sia per chi desidera farsi due risate e non è detto che le due fattispecie non coincidano. Un esempio è dato dalle “collezioniste”, ovvero quelle persone che non contente di fare molta pratica, hanno piacere ad enumerare i “pezzi” da collezione. Già di per sé non è usuale incontrare una persona che liberamente (qui si può senza esitazioni) parli di aver fatto sesso, ma davvero raro è che ti dica anche se è il sesto o il settimo. Ci sono poi, ragazzi che, sobri, non riescono a liberarsi dell’ipocrisia di dichiarare guerra al sesso senza amore, ma che da ubriachi venderebbero l’anima per portarsi in camera “quella figa lì”, detto con lingua impastata ed un alito da tenere a distanza le mosche. E poi ci sono tutte quelle ragazze che dichiarano di non voler fare “sesso”, ma che in realtà, semplicemente, non hanno ancora trovato il ragazzo che soddisfi un numero non conoscibile di requisiti minimi; non lo sanno, ma se si trovassero davanti quello “giusto” sarebbero proprio poche quelle che non cadrebbero alla tentazione, perché qui in Spagna, davvero, non importa a nessuno. Ecco, ciò che veramente fa differenza tra il sesso in Italia ed il sesso in Erasmus è l’attitudine delle ragazze (non ho mai sentito parlare di maschi restii ad avere un rapporto sessuale casuale) nei confronti del primo arrivato. Qui le due parti giocano ad armi pari, possono porre in atto i loro interessi senza che vi sia “un giudizio” a cadere come una scure sul loro operato, e se anche vi fosse, sarebbe quello considerato l’errore e, in quanto tale, ignorato. In questa maniera, così come per le nuove conoscenze, si possono formare molto più facilmente coppie di una o più notti, ma che ovviamente possono sciogliersi così come si sono legate, e questo, senza che poi vi siano ripercussioni.

Fine del contributo. Ora io dovrei proporre il punto di vista femminile. Anzi dovrei “opporre” argomentazioni contrarie e negative. In realtà il divertente siparietto “maschio che non si fa problemi/femmina che se la tira” è uno stereotipo italiano un po’ démodé. Appioppare alle ragazze italiane una morale sessuale “restrittiva” 30 anni dopo la rivoluzione sessuale e il femminismo mi pare una forzatura. Sostenere che in Erasmus i comportamenti attinenti la sfera sessuale si liberino di pregiudizi etici pure. Meglio: mi pare forzatura distinguere i comportamenti in base alla suddivisione maschi/femmine.

Mi pare che lo scopo finale coincida.

Perciò, premettendo che stiamo trattando di un argomento non sottoponibile a verifica empirica (non è che mi mettevo a seguire Filippo&Company in camera da letto), ricorrendo a massicce dosi di buon senso, a confidenze spontanee (la qui presente aspirante tesista veniva frequentemente scambiata per psicologa e sessuologa da svariati Erasmus), cercando di non offendere suscettibilità che sull’argomento sono sempre ipersensibili (solo in tv ci si fa sputtanare con tranquillità) divido le persone, maschi e femmine, per me pari sono (non nel senso che pensate voi, non ricominciamo coi doppi sensi, per favore) in categorie, divisione naturalmente arbitraria ma viviamo di libero arbitrio, per fortuna.

1) I “Casanova”. Quelli che hanno talmente tanto amore dentro sé stessi che lo devono condividere con l’umanità. Proprio il contrario degli egoisti. I giovani Erasmus possono sopportare privazioni e prove indescrivibili (ma neanche tanto indescrivibili, che so: sorbirsi un semestre di luce infinita in Norvegia; non vedere le partite la domenica – questo vale solo per i maschi –; farsi spedire gli assorbenti dall’Italia – e questo vale, evidentemente, solo per le femmine –) ma proprio non ce la fanno a tornare a casa soli soletti. D’altra parte se hanno i letti a una piazza e mezza un motivo ci sarà. Perciò appartengono a questa categoria una ragionevole maggioranza di Filippi/Filippe: non si fanno problemi, vanno a caccia in discoteca, cercano la storia di una sera. Maschi e femmine, abbiamo detto. Italiani e stranieri. Come se fossero a casa. Ma anche quelli che a casa non lo farebbero mai e qua se ne fregano. Punto. Non vogliamo, e neanche possiamo, valutare i comportamenti pre-erasmiani, sondare le motivazioni, verificare se si tratti di morali personali temporaneamente sospese, di ambienti sociali d’origine sessuofobi e frustranti, insomma questi due poverini si stanno facendo i fatti loro, ma lasciateli stare. Quanta invadenza mascherata da antropologia!

2) I “Vorrei ma non posso”. I Fidanzati in patria. Ahi Ahi. Entriamo in un terreno pieno di sabbie mobili. Ora nel contratto che avete firmato prima di partire non c’era scritto che dovevate essere single. Ma non è che in un foglio vi potevano spiegare tutto. Questi esseri “sventurati”, dotati di un partner che hanno lasciato a casa, vengono tentati da tutta una serie di tentazioni cui si sottraggono con spirito veramente stoico. Da sobri. Sugli effetti dell’alcol non mi esprimo. Alcuni fingono ubriachezza molesta (così possono sempre usare la scusa: “Ma ero ubriaco/a! Non mi ricordo niente! Non volevo!”). A parte gli scherzi che una relazione precedente l’Erasmus sopravviva all’Erasmus stesso, o superi indenne, e ripeto indenne, questi mesi è evento più unico che raro. Io non voglio insinuare nulla, però…

3) I “Potrei ma non voglio”. O “La rosa che non colsi”. Gli Insicuri cronici. Ovvero quelli che potrebbero farsi le storie ma non lo fanno per vari ed eventuali motivi (perché si fanno le pippe mentali, perché non se ne fanno niente di una storia fine a sé stessa, perché hanno paura del SIDA, ognuno ha la sua “validissima” motivazione, anche qua non vi mettete a fare gli psicologi, non siete Paolo Crepet, per fortuna).

4) Gli “Epicurei”. I fan del carpe diem. Ebbene sì, esiste ancora una minoranza di edonisti gaudenti. Invidiabile e invidiata. Quelli che se la vivono e basta. Fanno quello che vogliono e la vivono serenamente. E quando l’Erasmus finirà penseranno al dopo: potrà andar bene o male come in tutte le storie. Potrà continuare o finire con leggerezza e facilità o traumaticamente e con difficoltà. Su questi Blob non potete dire proprio niente. Un po’ di afasia è sempre benvenuta.

5) I “Romantici”. Quelli che si devono innamorare. Ah ah! Voi credevate che si fossero estinti. Invece no. Sono sorprendentemente numerosi. E va bene. Solo che non è una cosa molto da Erasmus. E neanche è una felice idea, a meno che non siate corrisposti, ovvio. In quel caso farete la gioia di Eco. Però è una cosa molto Il favoloso mondo di Amélie, giusto a Parigi succedono ‘ste cose.

L’unico problema è che ognuno dovrebbe consumare quello che vuole consumare all’interno di una stessa categoria. Mettete che un Casanova ci provi con un Insicuro (non è detto che Casanova sia maschio e Insicuro femmina, vi abbiamo detto che non funziona così, anzi) o che un Romantico si invaghisca di un Fidanzato (scelta quanto mai infelice). Le cose si complicano con una certa facilità, senza contare che ognuno può passare da una categoria all’altra, nel giro di una stessa notte (addirittura) o può far finta di appartenere alla categoria che più gli fa comodo al momento. In guerra e in amore ognuno sceglie le armi che giudica più utili a colpire l’obiettivo.

Giocare a battaglia navale da piccoli ha una sua funzione.

Tratto dal sito: http://www.sodeni.it/erasmus/pages/erasmus_incontri_gli_amori.html

Rainy day, Dream away

Svegliarsi la domenica mattina, sotto il piumone e con la pioggia che cade incessante, alzarsi prendere una tazza di caffelatte e tornare a letto, sapendo di poterci restare fino all’una.
Per quanto certe domeniche uggiose abbiano il loro fascino però, la mia testa vola verso Gandia, verso l’erasmus che sta per iniziare, verso il mare l’università la festa e tutto quello che sarà…