Serena Giust

Digital wordsmith, driven by data.

Erasmus day #1 Partenza!

Succede che non ti rendi nemmeno conto di cosa sta per succedere; ti svegli solo più agitata del solito con mille preoccupazioni su cosa manca in valigia e persone da salutare. Non ho ben realizzato che da lì a qualche ora la mia vita sarebbe cambiata, che non avrei più dormito nel mio letto percorso quelle strade e avuto le solite abitudini.

Gli ultimi abbracci e lacrime e mi ritrovo al check-in. In quel momento ho avuto paura, o forse ansia, non lo so ma il cuore batteva a mille.
Cerco nella sala d’aspetto dell’aeroporto una presa per l’iphone e mi siedo. L’aeroporto è un luogo (o non-luogo) che mi affascina sempre. Cerco di decifrare le emozioni dai visi delle persone. Controllo come sono vestite cosa portano con sé, e mi affascinano soprattutto i viaggiatori solitari. Li vedi pacifici e seduti e non in piedi trepidanti aspettando l’aereo che arriverà tra più di un’ora.
Sono immersi nei loro pensieri, sognano chi troveranno all’arrivo o quanto lavoro li aspetta. Mi chiedo se qualcuno stia osservando me come io guardo loro.

D’un tratto li vedo entrare, due facce da Erasmus. Sono come me, titubanti e con mille domande, ma sono partiti insieme e si fanno forza l’uno con l’altro, io invece sono sola.
Vorrei fermarli e chiedergli dove stanno andando, ma mi soffermo un attimo a spiare la loro conversazione facendo finta di niente; parlano di esami di appartamento e festa. Sì sono davvero Erasmiani. Mi avvicino e mi presento, loro vanno ad Alicante, io a Gandia. Poco male, faremo comunque la strada insieme e non sarò sola.

Il viaggio in aereo è turbolento, passa anche l’hostess coi sacchetti e salviette nel caso vi sentiste male per le turbolenze, non mi era mai successo…e non ve lo auguro. Sconfiggiamo l’ansia con le chiacchere, cerchiamo di conoscerci e condividere gioie e dolori della partenza. Mi sono accorta da lì che ogni tristezza era passata, mi aspettavano sei mesi di gente socievole e aperta come loro intorno, e già mi sentivo meglio.

Atterriamo e ritiriamo i bagagli, il mio è fottutamente pesante non ce la farò mai a farmi un giro in città!

 Opto allora per cominciare con le cazzate, e rubo un carello per bagagli in stazione e mi porto con quello le valigie in giro, fino al Mac, dove pranziamo. Tutto bene tranne qualche sguardo divertito, almeno finché il commesso non si accorge e mi consiglia vivamente di portarlo indietro.
Ok, tanto fra poco devo partire per Gandia, il giro l’ho fatto e il menù mangiato.

Resta giusto il tempo di una birra e i primi saluti a loro che continuano la corsa per Alicante. Peccato, mi ero già affezionata, siamo stati insieme per poco ma era un momento così speciale quello che abbiamo condiviso che tra le mille persone che conoscerò sono sicura che di voi mi ricorderò bene.

Ultimo tratto da sola, destination Gandia. Chiamo Sergio, il coordinatore, “arriverò tra un ora. passi a prendermi tu??”. Si presenta in stazione con la felpa “Be Erasmus and choose spain”. Eseguito, penso tra me e me. Mi fa una foto di fronte alla stazione e aiuta coi bagagli “passami quella più leggera però”, che tipo! Mi racconta di Gandia, e del gruppo che si formerà.
Stasera grande festa, party in terrazza da Damla, mia futura coinquilina, predisco all’ukelele e poi Cocoloco. Wow…penso di aver dormito 8 ore in tutto questa ultima settimana, reggerò??

Arrivata a casa trovo Saioa la coinquilina, che mi abbraccia forte, come sapesse che necessitavo di sicurezza. La casa è come me l’aspettavo, spaziosa e con il terrazzo sul parco.
Le chiedo come mai questo posto le piaccia e mi spiega che non è il classico appartamento da fare festini, è un condominio tranquillo, con parco, piscina e campi da tennis. Le feste, dice, è sempre meglio farle a casa degli altri. Quando vuoi festa trovi mille porte aperte, quando vuoi relax c’è casa tua, e non devi pulire tutto il giorno dopo. Sante parole.
Faccio la spesa dell’indispensabile e cuciniamo una pasta col tonno; ci cambiamo e andiamo all’appartamento. Dentro ho trovato un mix culturale mozzafiato: Francesi, tedeschi, spagnoli, turchi, colombiani, russi e molto altro ancora…si parla inglese (per fortuna) attorno al tavolo in terrazzo, tra una sagria e un vodka lemon, ognuno dice la sua. Passano le ore e arriva sempre più gente, chi passa sotto nel lungomare è invitato ad entrare. L’appartamento ormai scoppia ed è ora di uscire, ultimo shots e via.

L’ukele è in una zona di localini, è nel seminterrato, si balla dentro o si chiacchera fuori. 8 euro per un drink qui, compresa l’ingresso con altro drink al cocoloco e shottino omaggio. Wow, se questi vengono in ferie a Lignano mi sa che se ne scappano dopo un giorno! Ci si sposta dai localini verso le 4 e si entra in discoteca, è piena e molto bella. La musica è la stessa che da noi, compreso saxofonista e ragazza che canta Live (in mutande ma con la camicia, un tocco di classe!). Le ore passano senza che te ne accorgi ed il gruppo Erasmus sembra si conosca da sempre.
Fuori ci aspettano il classico paninaro e la pizza al taglio ma siamo talmente stanche che non vediamo l’ora di buttarci a letto, io quasi dormivo in piedi.

Ora che sono le 4 e mezza e mi sono svegliata da poco, realizzo che ho scritto il post più lungo che mai, poiché è stato un giorno stravissuto ed un ottima partenza! spero da così a meglio, ma a dire il vero, non ho dubbi…

Stay tuned.

Ansia pre partenza

Scrivere un post per autoconvicerti che vada tutto bene.

Sono le 00:11 di venerdì 25 gennaio, mancano qualche decina d’ore alla partenza e sono a letto, col mio consueto pc in fronte che lacrimo dopo “L’ultima cena” con i parenti.
L’esperienza merita d’esser vissuta già per tutto il periodo che precede la partenza; per tutto l’affetto che ricevi, per le sorprese che non ti aspetti, per capire chi ti vuole bene davvero.

Per le lacrime che scendono quando ammucchi i vestiti e il tuo cane si siete sopra quasi volesse entrarci anche lui in valigia…

Per le lacrime che scendono quando ti ritrovi bendata spaesata e stupita ad una festa a sorpresa in tuo onore, quando ti giri e vedi decine e decine di persone, quando le puoi abbracciare e sentire che ci sono e ti vogliono bene e sono lì per te…

 
Per le lacrime che scendono quando passi una giornata alle terme che vorresti durasse per sempre…
 
Per le lacrime che salgono dopo quelle cene dove non serviamo nient’altro che noi per fare festa…
 
Per le lacrime che scendono quando chiudi la porta del bar ed è come mentre stai per finire quel libro stupendo ed hai fretta di scoprire la fine ma sei così affezionata ai personaggi che temporeggi, ti godi ogni parola, e vorresti non finisse mai…
 
Per chi mi ha regalato un portachiavi e chi una palla di neve, chi un biglietto e chi un sorriso, chi la Louis Vuitton (ehehe) ; per chi si è commosso, chi mi ha stretto la mano e per chi mi ha detto parole che mai mi sarei aspettata…
 
Per chi mi aspetterà, e per chi invece si dimenticherà di me…

Io volevo ringraziare comunque tutti dal primo all’ultimo, perché mi avete dimostrato un affetto indescrivibile, mi sono sentita davvero importante e fortunata…Mai niente e nessuno sostituirà Voi e questi Luoghi che amo con tutto il cuore.

Parto perché ho voglia di avere il tempo di fare tutto quello che mi ero ripromessa di fare: i libri che non ho ancora letto, e corse in riva al mare, le città che voglio visitare, una nuova lingua da imparare.

Parto per imparare ad arrangiarmi: a lavare, stirare, cucinare, pulire. A gestirmi con quello che ho, e a farmi forza da sola.

Parto ma Torno, non vi libererete così presto di me!

Film sul viaggio: Il cammino per Santiago

Molto spesso mi chiedo se le cose succedano a caso o sia destino.
Come quando fa freddo e non c’è niente di meglio da fare, guardi cosa fanno al cinema ma non ti incuriosisce niente, poi controlli in quella vecchia sala dove proiettano le rassegne e trovi un film di qualche anno fa che ti attrae, si intitola “Il cammino per Santiago”.

Guardo il trailer: è in inglese, ricco di paesaggi, atmosfere e una scritta “life is about the journey, and the family you make along the way”. Ok, è il film per me.

La storia parte da un dramma familiare, ovvero la perdita del proprio figlio. Il padre è un oculista, mai stato capace di guardare nell’anima del figlio. Lo voleva laureato, ma lui preferiva viaggiare, conoscere il mondo. Così decide di partire e nel film si susseguono una serie di flashback degli ultimi momenti, dal viaggio verso l’aeroporto all’arrivo ai Pirenei del figlio per intraprendere il Cammino.
Purtroppo però un incidente lo ferma al primo giorno e quando il padre è chiamato in Francia e riceve lo zaino del figlio, decide che la sua avventura non sarebbe dovuta finire lì. Lo fa cremare e parte per la lunga strada verso Santiago.

Ciò che conta ancora una volta non è la meta, ma il viaggio interiore. La scoperta che lui fa di se stesso e di suo figlio; le persone che incontri lungo la strada, sconosciuti che ti regalano pezzi di vita, storie da ascoltare; i luoghi che non avresti mai considerato, gli ostacoli che incontri, la bellezza di una bottiglia di vino condivisa e le difficoltà di salutarsi alla fine di un percorso.

 

Il film è lungo, sembra a tratti un documentario, ma incanta la sua visione: non servono parole ne musiche ad accompagnare quel meraviglioso susseguirsi di paesaggi ed emozioni che si percepiscono pur essendo soltanto spettatori. Sale la voglia di scoprire di più sul Cammino, magari di metterlo in programma per il futuro.  Chi lo fa per superare un momento difficile, chi per smettere di fumare, chi per dimagrire, chi per fede: le situazioni sono le più disparate.
La religione centra poco, è il Cammino dentro se stessi, il viaggio interiore che conta.