Serena Giust

Digital wordsmith, driven by data.

Attenta al vuoto

Non ho mai ricevuto un 30 e Lode e credo nemmeno mai un 10 alle superiori.
Non so se è questa l’emozione che si prova perché non mi è mai interessato molto. Ho sempre studiato più per sapere che per gratificazione, più quello che mi piaceva imparare che quello che dovevo imparare.

Oggi ho ricevuto il mio primo premio letterario. Primo perché? Mi sono chiesta…
L’ho sempre saputo che l’esperienza che ho raccontato era unica, ma faticavo a spiegarla alla gente che mi chiedeva “Sei andata a tagliare alberi di Natale in Inghilterra? …perché, ti pagavano?”.

Forse è per questo che spesso preferisco scrivere. Ci sono cose che una volta dette restano parole al vento ma se forse le scrivi qualcuno pronto a coglierne il significato c’è.

Questo è il mio racconto:

Knightsbridge. Eccola, è la nostra fermata. “Ju scendiamo”.

Sono risucchiata dalla corrente, gente che spinge verso l’uscita. Dalle scale mobili soffia il vento gelido di dicembre, che spezza l’afa della calca sotterranea della Piccadilly Line.
D’un tratto compare la prima luce, poi due, tre, quattro, mille…milioni.
Londra a Natale toglie il fiato.
Eppure non è quella la prima sensazione che percepisco facendomi spazio tra la gente. Guardo Julia e vedo nei suoi occhi il mio pensiero “e’ veramente qui che vorremmo essere?”
È cominciato tutto un mese fa, una newsletter particolare “pick up your own christmas tree”. Una working holiday di una settimana, a Dorking, il giusto pretesto per coniugare una nuova esperienza ad un’immancabile tappa a Londra. In valigia sacco a pelo, guanti da giardiniere, scarponi, k-way. Volo lowcost e siamo già in viaggio. Arriviamo nella stazione di Dorking alquanto impaurite:cosa ci aspettava? Ci accolgono le organizzatrici con un gran sorriso, e un’altro po’ di personaggi tra i 20 e i 60 anni. Saliamo in furgone, la strada si fa sempre più cupa, ci inoltriamo in un fitto bosco e saliamo.Ma dove sono finita? A un’ora da Londra: il Vuoto.
Non c’è telefono, non c’è computer, non c’è televisione all’Hermann Bunkhouse. Non c’è nemmeno rete. D’improvviso, il panico. Come avrei comunicato con la mia famiglia, gli amici?
Accendiamo il camino, lasciamo gli stivali fuori e ci accomodiamo nel mega divano intorno al fuoco, comodamente seduti con i più improbabili calzini.
The caldo e biscotti, ancora non sapevo che ne avrei fatto indigestione. Cominciamo a raccontarci, percorsi di vita che ci hanno portato fin li, in un angolo sperduto d’Inghilterra. A turno si preparava la cena, menù già scritto con le ricette e lo svolgimento, gli ingredienti in frigo, tutti prodotti locali: cene da sogno.
La mattina,ci si vestiva pesante e si cominciava la salita verso la punta della collina. Il nostro compito era tagliare i tantissimi alberelli di natale e prepararci per l’evento del fine settimana, in cui le famiglie sarebbero venute a sceglierne uno lasciando un’offerta.
Faceva freddo e con la schiena curva e il falcetto, l’impresa non era semplice. C’era però un clima così allegro, una natura così stuperfacente. Ci si ritrovava al rifugio per il pranzo al sacco e per delle attività diverse, come confezionare ghirlande natalizie o cucinare baked potatoes. Quando la sera non c’è televisione, ci sono i giochi intorno al tavolo e le chiacchere.
Io non lo so cos’è che ha reso tutto questo speciale.
Forse il distacco completo, da tutto e tutti. In un mondo ormai perennemente interconnesso ho tagliato i fili per una settimana, e sono regredita alla bellezza della semplicità.
So che quando la metropolitana mi ha riportata in centro a Londra, aprendo le porte mi è risuonata in testa la frase “mind the gap”.
Attenta al Vuoto: può cambiarti la vita.

Erasmus Day #24 Andalusia Trip

La strada per il ritorno e’ lunga e viaggiano i pensieri. Un lungo weekend alla scoperta dell’Andalusia, “Straviziato, Stravissuto, Senza Tregua”. Nel bene e nel male i viaggi che organizza l’ESN sono così: never give up. Partenza alle 5.30 dopo un classico mercoledì sera di festa al Varadero, 7 ore di viaggio in bus e siamo a Cordoba. Esci distrutta con gli occhi che faticano ad aprirsi nonostante il sole accecante e 26 gradi, trasporti la valigia in centro e ad un tratto tutta la fatica sparisce e lascia spazio allo stupore di una città che non ti aspetti.

Dove naque Seneca, dove si insedio’ l’impero romano e ne fece la capitale dell’Andalusia. Un ponte sul Guadalquivir ci accompagna fino alla Moschea, il monumento che domina la città. È la terza cattedrale più grande al mondo e meriterebbe ore ed ore per analizzare ogni suo dettaglio. Il poco tempo a disposizione non ce lo permette e continua la passeggiata tra i vicoli stretti che mi ricordano Venezia. L’ostello e’ grande e moderno peccato averlo visto solo poche ore! Tappa al supermercato per comprare un po’ di “bibite” per il Botellon, e via allo spettacolo di flamenco tra cantanti, ballerini e strumenti vari.

Sosta al ristorante per un piatto di calamari alla piastra e via col botellon per le strade fino alla discoteca. Dall’esterno sembrava niente di che, ma appena entrati lo scenario cambia: tutta arredata in legno scuro e lampadari immensi sembra di entrare in un palazzo d’altri tempi, ci lasciamo andare alle danze fino a notte fonda senza preoccuparci del giorno che verrà!

 La mattina dopo la sveglia e’ alle 8.30 ed alzarci e’ un trauma le più improbabili facce sfilano a colazione tra mille caffè e brioches. Seconda tappa: Siviglia. Nell’autobus parte l’estrazione per l’unica camera matrimoniale e di 100 persone vengo estratta IO (e ti pareva…) vado a sorteggiare il mio “patner” e fortunatamente mi capita un italiano di Padova che studia a Valencia (panico passato!). Arriviamo a destinazione e partiamo alla visita della città che secondo la mitologia venne fondata da Hercules (Solo un dio può creare una meraviglia del genere…). Siviglia e’ la capitale dell’Andalusia ed è la quarta città più grande di Spagna; pochi posti al mondo possono vantare una quantità di monumenti in così tanti stili diversi: chiese, palazzi, torri, musei, piazze e strade, ovunque ti giri ti chiedi cosa sia questo o quello, e perché non avevi mai saputo della bellezza di questa città prima d’ora.

Quello che mi è rimasto impresso dell’Andalusia e’ proprio questo, quanto sia “ignorata” confronto a Barcellona, Madrid o Valencia, avendo a mio parere molto più potenziale.

Il pomeriggio passa veloce tra la passeggiata e la visita al Palazzo Alcazar ed è già ora della tappa al supermercato per comprare il necessario per il secondo Botellon e improvvisare una cena in ostello. Scegliamo pane prosciutto sottilette vodka e fanta lemon. Abbinamenti ottimali. Il bus ci accompagna in una piazza tra condomini immensi che sa molto di quartiere malfamato e ci distribuiamo qui e li per bere i cocktail lontani da occhi indiscreti. Alle 2 entriamo in una discoteca come sempre super affollatta e spendiamo le ultime forze rimaste e ballare. Taxi e via a dormire, il giorno seguente ci aspetta un’altra giornatona: Cadiz. Non sono forte in geografia ma lo Stretto di Gibilterra e’ una di quelle cose che ti risuonano in testa fin da bambino, “colui che separa Europa e Africa”. Ecco, è qui che mi trovo. Forse, se mi alzo in punta di piedi riesco ad intravedere il Marocco.

Il lungomare lascia senza fiato, e’ molto diverso da quelli “mediterranei” a cui sono abituata.

 Oggi è una giornata particolare, ultimo giorno di carnevale a Cadiz, il più grande di tutta la penisola spagnola. La gente arriva a flotte, nessuno senza costume. Ho visto le più maschere più incredibili, dai gladiatori romani nudi, a quello vestito da doccia, ho visto anziani bere shottini di rum.

Nelle piazze si ride e si scherza, si beve e si mangia. C’è musica e voglia di divertirsi. Benvenuta in Spagna, il paese dove ti sentì libera, di sederti in cento in mezzo ad una piazza e chiaccherare aspettando la notte. Comincia il countdown e poi un concerto di musica spagnola, balliamo fino alla fine e non contenti andiamo un discoteca per terminare al meglio le energie. Ormai non ce la faccio più! La domenica e’ il giorno del viaggio del ritorno…una passeggiata per il centro di Jerez per il pranzo e dieci ore di pullman.

Eccomi, sono le 19:30 e non arriverò prima delle 24:00. Domani mattina ho lezione, potresti saltarla, ma non credo lo farò. Ormai mi sono rassegnata, qui non c’è tempo per dormire, c’è troppo da fare. Ho visto cose che non immaginavo neanche esistessero e mi sento così felice, in questo pullman di sconosciuti che è diventato una seconda famiglia. Il primo viaggio nel viaggio non ha deluso ora voglio solo la mia amata Gandia Playa per riposarmi un po’!

Erasmus day #10 What’s up?

I buoni propositi di scrivere spesso e costante sono sfumati già dopo il primo giorno!
Giusto il tempo di postare “qualche” foto on the way e mai un’ora libera per sedermi a riflettere su come sia andata questa settimana. Oggi sì, mi rilasso alla caffetteria dell’università, con un improbabile cappuccino e ho tutto il tempo per me. E’ solo il terzo giorno di semestre e pare che per questa settimana lo sciopero degli studenti farà saltare tutte le lezioni….poco male…ci inventeremo qualche altro festino!

Ora capisco il detto “Be Erasmus and choose Spain”, qui sono instancabili.
Dalla prima sera in poi non c’è stato pomeriggio o sera che non fosse organizzata: dalla colazione nel lungomare, ai party in appartamento (e preparty e postparty), l’escursione in montagna (a cui mi sono presentata in mocassini non sapendo che mi aspettavano 3 ore di camminata in salita e non vi dico i miei piedi come sono distrutti)

 i tornei di beach volley, le lezioni di cucina (chiunque abbia partecipato alle mie cene di paella in Italia si prepari che ho affinato le mie doti!) il cineforum e i film horror la sera nell’appartamento dei sudamericani, lo stesso in cui abbiamo preparato una cena stupenda, e questa ve la racconto.
Essere Erasmus, o più semplicemente universitario, è una condizione che non mi è mai appartenuta. Purtroppo o per fortuna lavorando non ho mai goduto questa vita di condivisione in cui ognuno mette del suo col poco che ha. Così quando mi hanno spiegato che eravamo invitati ad una festa ma ci dovevamo portare bere e mangiare da casa ero incredula! che razza di festa è??? in realtà si è rivelata stupenda…ognuno si è impegnato a portare qualcosa di locale, se pur non fosse facile preparare qualcosa che andasse bene per una trentina di persone, e ne sono saltati fuori: un divino kebab turco, una splendida pietanza francese a base di patate, ottime similpolpette austriache e delle “piadine” colombiane con carne stupende, pasta col pesto e insalata di riso da noi italiani e molto altro che non vi saprei elencare!

Qui cibo e bibite la fanno da padrona. Mi autocostringo a 40 minuti di jogging tutte le sere per non scoppiare. Ma con paesaggi così ne vale davvero la pena… Ogni tanto ripenso a tutte le corse che ho fatto tra Cordignano e Fratta in mezzo ai campi e mi chiedo “ma me lo merito questo paradiso??”.
Qui a Gandia se alla caffetteria dell’università prendi una birra e una tapas la paghi 1euro. Se esci al mercoledì e alla domenica al Montaditos trovi tutto il listino a 1euro compresa birra e sangria da mezzo litro. Se vai al Varadero trovi tequila a 1euro, e al Carrefour con 1euro trovi mezzo kg di pollo o cestini di frutta da mangiare in giornata (con dentro 1 mela 1 banana 1 pera e 4 fragole). Sempre, tutto, per 1 euro.

La vita non è cara ma le attività in programma sono tante, troppe e imperdibili.
Sabato saremo a Pego piccolo paesino in cui si ritrovano tutti i cittadini della zona Valenciana per festeggiare il carnevale per le strade della città (partenza da Gandia col bus alle 24…qui funziona cosi…). Settimana prossima invece sarò in Andalusia, un viaggio che attendo con ansia poiché molti prima di partire me l’hanno raccomandata e faremo tappa a Sevilla, Cordoba, Jerez e Cadiz (dove parteciperemo al carnevale più grande della Spagna!). In programma poi ci sarebbero Barcellona, Madrid e Toledo e ovviamente Ibiza. Si vocifera poi su Portogallo e Canarie ma niente di certo…probabilmente mi ritroverete a fare la carità a fine estate, ma ne sarà valsa la pena! (Mamma poi ti prometto che torno a lavorare).

Ma parliamo di cose serie. Com’è la scuola? muy bien. A dire il vero molto simile alla mia di Pordenone, solo più grande. E’ moderna e con una splendida facciata azzurra decorata con stelle dorate e la scritta “qualsevol nit pot sortir el sol” frase tratta da una canzone del 1975 di un cantautore spagnolo.

Qualsevol nit pot sortir el sol
The Sun May Come Out Any Night

Fa una nit clara i tranquil·la, / The night is clear and calm, 
hi ha la lluna que fa llum, / the moon shines,
els convidats van arribant / the guests are arriving
i van omplint tota la casa / and fill the whole house
de colors i de perfums. / of colors and scents.
Oh, benvinguts, passeu passeu, / Welcome, please do come in,
de les tristors en farem fum, / we’ll turn sadness into smoke,
a casa meva és casa vostra / my home is your home
si és que hi ha cases d’algú. / if homes can be said to belong to
[anybody.
Oh, benvinguts, passeu passeu, / Welcome, please do come in,
ara ja no falta ningú, / everyone has already come,
o potser sí, ja me n’adono / although now I realize
que tan sols hi faltes tu. / that only you are missing.
També pots venir si vols, / You can come too if you want, 
t’esperem, hi ha lloc per tots. / we’re waiting for you, there’s 
[room for all.
El temps no compta, ni l’espai, / Time doesn’t matter, nor space,
qualsevol nit pot sortir el sol. / the sun may come out any night.

http://www.youtube.com/watch?v=pdlvAvC4Tw4

Fin’ora ho seguito 3 delle 6 lezioni che ho messo in programma ovvero Economia del Turismo, Marketing Turistico e Direzione di Fotografia.
Le prime due semplici e comprensibili, la terza mi ha scandalizzata. In bene e in male, non saprei dire. La facoltà audiovisuale qui, che corrisponde alla mia, è totalmente differente. Hanno una quantità di lavoro da preparare che io considero “disumano” per i miei Standard da STM. In pratica vorrebbe che analizzassimo nel dettaglio due film a settimana, tenessimo sempre con noi un diario di bordo fotografico in cui riportare ogni volta che incontriamo un paesaggio o soggetto interessante la foto o lo schizzo, il perché e il per come, spunti, riflessioni, articoli di giornale su tutto ciò che consideriamo interessante e affine alla materia. Dobbiamo poi analizzare un regista con le sue opere e preparare un progetto su di lui; Realizzare un cortometraggio di gruppo di due minuti su un tema predefinito e nello stile del regista scelto. Oltre a seguire lezioni teoriche e pratica e non so che altro mi sono sicuramente dimenticata di citare. Sono uscita distrutta, e intenzionata a mollare il corso (in realtà ho bisogno solo di 12 crediti, quindi due esami, ne faccio in più solo per imparare qualcosa…) ma poi mi sono detta NO! se gli altri lo fanno ce la farò anch’io e probabilmente imparerò molto quindi via…corso accettato.
Mi restano poi da provare disegno grafico (Photoshop e affini), Informatica di gestione portali turistici e Nuove tecnologie applicate al turismo.

Sappiate solo che se mai ce la farò tornerò con più conoscenze di quante mai ne abbia acquisito negli ultimi 10 anni. Qui i corsi sono tutti molto pratici poche parole e molti fatti ed è quello che piace a me. L’obiettivo che mi sono preposta è dare il massimo in tutti i campi, dalla scuola alla festa ai viaggi e alle conoscenze, sei mesi di svolta vissuti al massimo.