Se come me dovete scrivere in Inglese (o in italiano) delle copy che poi andranno in traduzione… sapete bene quanto sia dura.

Il sito di Booking è tradotto in 43 lingue, quindi ogni mio testo deve essere pensato per la traduzione. Perché?

Le insidie sono tante, a partire dalla grammatica. La struttura della frase varia e spesso quel che funziona in inglese non va bene in tutte le lingue.

Inoltre la lunghezza dei testi può essere molto diversa, quindi se la media di caratteri per parole in inglese è 8, in tedesco è 11 (ho trovato il dato qui). Immaginate quindi una frase quanto può variare. Immaginate di dover scrivere la copy di un pulsante, tipo “Prenota ora” lo spazio sarà certamente limitato. Utile in questo caso è parlare col proprio designer e farsi indicare il numero massimo di caratteri disponibili, così che i traduttori sappiano gestirsi ed eventualmente proporre alternative.

Anche la grafica cambia non poco, ragion per cui dobbiamo sempre testare come appaiono le nostre copy nelle diverse versioni linguistiche del sito:

Non solo, ci sono lingue che si leggono da destra verso sinistra dette anche RTL (dall’inglese Right-to-left) come l’arabo. Qui tutto il layout necessita di un adattamento, per esempio vanno modificate anche le frecce e le progress bar.

Un esempio classico di copy che cambia nelle diverse parti del mondo è la formattazione della data. O anche l’orario.

La mia fortuna lavorando a Booking è quella di avere a disposizione un network di traduttori sparsi in tutto il mondo, pronti a rispondere ai miei più tormentosi quesiti. Certo, non a tutti è possibile fare questo.

Quello che vorrei che teneste a mente è che ogni lingua è bella proprio perché è unica, quindi in quanto UX Writer vi ritroverete spesso a dover risolvere problemi di traduzione e localizzazione.

Per leggere di più sul tema, trovate questo e questo articolo.

 

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